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Catania. Appalti e legalità, Ficalms e Cgil: “Garantire applicazione dei contratti nazionali”

Convegno Cgil e Filcams a Scienze Politiche “Terziario, appalti e legalità: la crisi che trasforma lavoro e diritti”

“Catania ha cambiato volto nel giro di pochi anni: da città industriale è diventata città del Terziario. In un primo momento i centri commerciali sono diventati il simbolo della nuova occupazione per intere generazioni di lavoratori. Ma alla prima avvisaglia di crisi hanno subito tirato i remi in barca spostandosi e chiudendo intere filiere. E poi ci sono gli appalti, la cui gestione ottocentesca, con intrecci tra politica e imprenditoria deviata, deve ancora essere debellata”.
La Filcams Cgil di Catania, il sindacato che si occupa giornalmente delle vertenze più spinose del terziario e dei servizi, per bocca del suo segretario generale Davide Foti non si limita a dire “lo avevamo detto”, ma insieme alla Camera del Lavoro della città tenta una riflessione aperta alla città e soprattutto rivolta agli studenti universitari ai quali viene lanciata la “chiamata” più forte: c’è ancora tempo per non cadere nella trappola di chi vi coinvolgerà in scorciatoie clientelari in cambio di un lavoro malpagato che non vi assicurerà un futuro.

Stamattina nel corso del convegno dal titolo “Terziario, appalti e legalità: la crisi che trasforma lavoro e diritti” tenutosi nell’Aula Magna di Scienze politiche, si è parlato di regole, leggi e trasformazione del lavoro da industriale a settore servizi, con una particolare attenzione sulla difficile questione della reale trasparenza negli appalti.
I lavori sono stati coordinati dal giornalista de “La Sicilia” Mario Barresi che ha stimolato il dibattito tra i relatori; dopo i saluti del docente Giuseppe Vecchio, direttore del Dipartimento Scienze politiche e sociali, il segretario generale della Filcams Cgil di Catania, Davide Foti ha introdotto il tema. “Prima era “Catania la Milano del Sud”, una città con grandi industrie nazionali ed internazionali, con grandi spazi occupazionali – spiega -.

A poco a poco le nostre industrie hanno cambiato volto adattandosi velocemente a un modello di industria ridimensionata, con manodopera spostata verso Paesi dove tutto costa meno. Il volano produttivo è slittato verso un proliferare di centri commerciali che sono diventati il simbolo della nuova occupazione. Come Cgil, dal primo momento abbiamo espresso preoccupazione soprattutto perché il passaggio non veniva gestito con regole e leggi certe, e ci appariva già allora una bolla speculativa. Oggi, purtroppo, devono tutti darci ragione. Dal punto di vista occupazionale, questa nascita incontrollata di siti produttivi ad alta densità umana, se da un lato ha garantito il diritto e il salario, dall’altro ha anche creato un sottobosco incontrollato dove tutta la parte bassa della filiera è stata gestita totalmente senza regole o applicazione di contratti.
Abbiamo assistito alla nascita di formule dove il cottimo va a braccetto con il lavoro nero, il tutto reso possibile dalla mancanza di controlli e in un clima dove si annida felicemente la malavita organizzata. Basti guardare alle ultime vicende giudiziarie su aziende della logistica per vedere come Mafia e Malaffare riescono ad intervenire senza troppi sforzi e dove c’è una sorta di “pizzo legalizzato” che si fa chiamare appalto”.

La Filcams chiede dunque che venga rimessa al centro la normativa, che istituzioni, imprese, sindacato e lavoratori, elaborino modifiche che possano garantire l’applicazione dei contratti nazionali. Altro passaggio necessario: formalizzare nelle Prefetture la creazione di tavoli con tutte le parti sociali e istituzionali, ricercando protocolli di legalità.
All’incontro sono intervenuti la segretaria provinciale della Filcams Catania, Concetta La Rosa che ha sottolineato con forza come “molte delle opere e molti degli appalti siano fermi non per una norma ma perché ci sono inchieste giudiziarie. Non sarà di certo lo “sblocca cantieri” a salvare la situazione; al contrario, tenta di reintrodurre la trattativa privata con l’obiettivo di avere lo stesso stipendio per lavorare di più”.

Per l’ordinario di Diritto amministrativo Fabrizio Tigano, “la corretta osmosi tra legalità e trasparenza potrebbe arrivare solo grazie ad un cambio di “mentalità” mentre per il segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota, rispondendo ad una domanda del moderatore su un ipotetico calo di tensione morale del sindacato in un momento storico così difficile per il lavoro, “in tutto questo il sindacato viene semmai accusato di guardare ancora al secolo scorso, come se i problemi non fossero reali. Ebbene no, non rischiamo di abbassare la guardia sui diritti per ottenere più occupazione, per il semplice fatto che guardiamo ogni giorno negli occhi i lavoratori che chiedono rispetto e giustizia. Per noi legalità non vuol dire soltanto non avere rapporti con i mafiosi, ma non ricattare i lavoratori e, per esempio, accertare la sicurezza nei cantieri. Tutto questo continuiamo a pretenderlo e perciò veniamo ancora accusati di essere sorpassati”.

Per la segretaria generale della Filcams Cgil Sicilia, Monja Caiolo, “le soluzioni risiedono ancora una vota solo nelle buone pratiche per proseguire le battaglie per la legalità e verificare subito che i bandi siano equi”.
A nome della presidenza di Confindustria Catania è intervenuto Antonio Perdichizzi che ha subito dichiarato di “sentirsi parte e non controparte”, aggiungendo che “se l’ impresa sta bene, può e deve investire sul capitale umano. È un fatto di scelte. Il rispetto delle regole è un tema di lavoro e cultura, di scegliere quale persona vuoi essere. Se sei egoista e arricchire te stesso lo farai in poco tempo, altrimenti potrai creare valore per molte persone”.

Ha concluso i lavori la segretaria della Filcams Cgil nazionale, Maria Grazia Gabrielli, che ha voluto sottolineare come “negli appalti la criminalità e mafiosi hanno preso il controllo. Ma è pure vero che oggi le criminalità si muovono dentro la finanza e non solo nella dinamica degli appalti, e non solo in Sicilia. Bar, ristoranti, alberghi, negozi sono diventati l’obiettivo principale per il riciclo del denaro sporco e per l’ infiltrazione: ce lo dice Infocamere. Dobbiamo lottare ogni giorno contro una criminalità che si appropria di pezzi dell’economia creando un danno alle condizioni di lavoratrici e lavoratori . Per fare fronte a tutto questo la bulimia normativa non serve ma, al contrario, aumenta l’ incertezza”.
Nel corso del convegno sono intervenuti alcuni rappresentanti delle associazioni studentesche Koinè, La finestra, UDU.

Rmdn

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