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CGIL CATANIA: Sciopero generale a Catania, in cinquemila contro Renzi

Sciopero generale a Catania, cinquemila contro Renzi. Corteo pacifico per le vie del centro storico. Cgil e UIL: "Ecco la risposta dei lavoratori"
 
 
 
"Incredibile calo della massa salariale nel territorio etneo: da 180 milioni di euro a 75 milioni"
 
 
 
 
In cinquemila in marcia per il centro storico di Catania per gridare un pacifico ma energico "no" alla riforma della Pubblica Amministrazione, al Jobs Act, alla Legge di Stabilità e alla Politica economica del governo Renzi. Cgil e UIL hanno lanciato il guanto di sfida a Renzi anche dal capoluogo etneo, piazza difficile e assetata di occupazione, solo sino a pochi giorni fa visitata dal premier Renzi che però in quell'occasione ha preferito ignorare i sindacati.
 
Il corteo è partito poco prima delle 10 di stamane da piazza Roma, tra lo sventolio di bandiere rosse e azzurre, per poi proseguire per via Etnea sino a piazza Manganelli dove si è tenuto il comizio conclusivo. Ha aperto gli interventi il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota; ha proseguito il segretario generale della Uil etnea Fortunato Parisi e al palco si sono anche susseguite le testimonianze di quattro delegati aziendali dei settori agroalimentare (Salvo Limina) cultura (l'attrice Valentina Ferrante), formazione (Giusy Boncompagno) e Francesco Furnari (attività produttive). Ha chiuso i lavori Giovanni Torluccio, segretario generale nazionale della Uil Fpl.
 
Tutte le categorie sono state rappresentante dalla protesta di oggi: dall'industria al settore pubblico, dall'agroalimentare alla scuola, dal lavoro atipico alla comunicazione, dai metalmeccanici agli edili. Dice il segretario Cgil Giacomo Rota: "non rappresentiamo tutto il mondo ma di certo un gran pezzo di mondo che ha diritto al rispetto e alle intenzioni.
A questo governo chiediamo per quale motivo si dovrebbe investire in un sud Italia abbandonato? Perché investire in Sicilia, in Calabria, in Campania o in Puglia , dove tutto costa di più, energia elettrica compresa, e dove le pressioni malavitose si moltiplicano? A Catania, in particolare, le vertenze aperte e difficili sono troppe, e a causa dei recentissimi provvedimenti governativi è possibile stimare un calcolo di circa 11 milioni di euro in meno di versamenti nelle case comunali. Inevitabile non ignorare, sul territorio etneo, un calo che segna la differenza dai 180 milioni di massa salariale agli attuali 75 milioni".
E loro, i lavoratori coinvolti nelle vertenze più difficili, dalla Myrmex alla Cesame, dalla Micron ad Acciaerie Sicilia, sino a
i call center, erano in centinaia a sventolare le bandiere di Cgil e UIL . Per il segretario Uil, Fortunato Parisi, "Mentre lo strombazzato "SbloccaItalia" resta al palo, siamo ancora in attesa di un piano "SbloccaCatania" che faccia giustizia di anni di ritardi e di investimenti negati nelle infrastrutture. Questa è la terra degli annunci e delle incompiute: governo nazionale e regionale si diano una mossa perché Catania ha fame di opere utili, capaci di creare sviluppo e arrestare l'impressionante emorragia occupazionale in edilizia.
 
E' vergognoso contrabbandare come misure di contenimento della spesa quei tagli indiscriminati che a Catania, più di altri territori, non hanno ridotto gli sprechi, né consentito alcun reale risparmio ma solo mandato al dissesto il sistema dei servizi al cittadino. Che strano: da un lato questo governo concede il bonus da 80 euro e dall'altro riduce il potere d'acquisto ai lavoratori pubblici. Alla fine, chi ci guadagna …?"
Il segretario nazionale Torluccio, ha raccolto gli applausi di fine comizio di piazza Manganelli "Renzi non vuole parlare con il sindacato perché dice di volere parlare direttamente con la gente: eccoti accontentato. Parla con loro, parla con i cittadini. Oggi li trovi in cinquanta piazze d'Italia. Ecco la risposta ad un governo che sta affamando il Paese".
 
RMDN

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