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Dossier Casa

Dossier “Casa a Catania”: cresce il disagio abitativo
 
Conferenza stampa di CGIL e SUNIA per illustrare i dati di un dossier elaborato dalla Camera del Lavoro e dal sindacato inquilini
 
Circa 20 mila famiglie nella città di Catania sono in graduatoria tra i concorrenti per avere diritto ad una casa popolare dallo I.A.C.P. e dal Comune: famiglie di disoccupati, precari o lavoratori in nero con un reddito inferiore a 12mila euro l’anno e che vivono in promiscuità o in case malsane e degradate.
E' solo uno dei dati divulgati dalla Cgil e dal Sunia di Catania (in una conferenza stampa svoltasi il 30 novembre 2010) per bocca del segretario generale Angelo Villari,del segretario confederale Giusi Milazzo e del segretario del Sunia Pippo Conti. Tra gli intervenuti anche il presidente della Legacoop Giuseppe Giansiracusa. Il dossier elaborato dalla Camera del lavoro e dal sindacato degli inquilini segnala circa 3500 famiglie catanesi che concorrono ogni anno per avere diritto ad un contributo integrativo all’affitto casa ed altri 4.000 che pagano un canone in nero. L’Istituto Autonomo Case popolari nella città di Catania e nella provincia gestisce circa 8.792 alloggi (4826 a Catania). Il 40% degli assegnatari è moroso e non paga le quote condominiali. Questo patrimonio nella stragrande maggioranza è degradato e privo di infrastrutture; 1343 alloggi sono occupati abusivamente in città, e considerando tutta la provincia etnea, gli alloggi ammontano a 2156. Del patrimonio abitativo dello Iacp sono stati venduti in tutta la provincia 4.200 alloggi.
Il Comune di Catania possiede circa 2250 alloggi: il 50% è occupato abusivamente. Ad oggi ne sono stati venduti circa 850.
“In Italia l’offerta di edilizia pubblica abitativa si è ridotta dagli anni '80 del 90% e nel 2008 il governo Berlusconi ha ridotto lo stanziamento di 550 milioni del precedente governo a meno della metà. – sottolinea Milazzo- A Catania si continuano a costruire case, ma il disagio abitativo cresce perché la liberalizzazione del mercato degli affitti, l’inesistenza di chiare politiche pubbliche, ha spinto verso l’alto canoni e valori immobiliari. I dati dell'emergenza parlano chiaro. Al bisogno di casa non ci sono risposte ed è stridente l’assenza di politiche pubbliche adeguate all’emergenza sia a livello nazionale che locale”.
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A Catania è prevista la realizzazione di 104 unità abitative a Librino; gli ultimi alloggi sono stati consegnati nel 2007 ( 60 di proprietà dell’IACP e 144 riservati a lavoratori dipendenti). La domanda è invece alta e così articolata: 13.145 famiglie sono inserite nella graduatoria 2000-2002 ; 4000 sono le domande inevase per il bando 2006 e 2008; 2000 sono gli sfratti di cui più del 70% per morosità. Sempre a Catania, il 62% delle famiglie vive in una casa di proprietà a fronte di una media nazionale dell’80%. Il 10% vorrebbe acquistare l'alloggio, anche se nel 2008 l’agenzia del territorio segnala un – 18% nell’andamento delle compravendite. Il 30% ha invece bisogno di una casa in affitto. Così come per il resto del paese, anche a Catania il numero delle abitazioni è più alto del numero dei nuclei familiari: 115.000 sono le famiglie e 166.000 le abitazioni.
Teoricamente non dovrebbe esistere alcuna emergenza, ma la realtà è ben altra.
“Una parte del patrimonio edilizio è fatiscente -sottolinea Pippo Conti- i canoni d’affitto sono troppo alti e anche su un reddito medio incidono per il 35% ( a Catania i prezzi medi oscillano tra gli 800 e i 400 euro per 80 metri quadri). Il fondo sociale per l’affitto continua a ridursi dai 361 milioni di euro del 2000 si è passati ai 33 milioni del 2011 ( queste le previsioni in finanziaria 2011)”. Il sindacato, però, non si ferma alla denuncia. Spiega il segretario Villari “Siamo convinti che occorre affrontare con determinazione il problema del blocco della realizzazione di alloggi da destinare alle famiglie a basso reddito e che per far questo sia necessario mettere attorno ad un tavolo tutti le istituzioni coinvolte, le parti sociali e il privato sociale in tempi brevissimi. La CGIL e il Sunia promuoveranno un incontro pubblico sul tema con tutti gli attori interessati. Proponiamo, ad esempio, un censimento con la definizione delle mappe del degrado con l’obiettivo di immettere sul mercato circa 15.000 alloggi tra quelli degradati e sfitti per l’affitto a canone agevolato (alloggio sociale) ma sarà importante recuperare gli alloggi degradati attraverso un piano di concessione di mutui agevolati”.
–          E ancora, il sindacato rivendica uno stanziamento di un milione di euro da parte di Regione, Comune e Provincia per integrare il contributo integrativo affitto casa; richiede la costituzione di una commissione mista tra I.A.C.P e Comune per l’istruzione delle 4000 domande per l’assegnazione di un alloggio popolare inevase; un piano straordinario per il recupero di 250 alloggi. Secondo la Cgil, circa 100 alloggi si possono recuperare tra quelli occupati da abusivi che non rientrano tra i bisognosi e che tengono gli appartamenti chiusi senza abitarli; sarebbe necessario, inoltre, avere la disponibilità di un parco alloggi di 50 appartamenti da poter assegnare nei casi di emergenza.
Sarebbe utile, inoltre, riprendere la delibera della giunta comunale del 2004 con la quale viene istituita l’Agenzia Casa con i compiti di affrontare l’emergenza abitativa, e sarebbe altrettanto importante verificare la possibilità della realizzazione di 3000 alloggi per gli studenti, così come era stato previsto nella zona del Tavoliere o individuare spazi alternativi. E ancora, il censimento del patrimonio pubblico dello IACP e Comune permetterebbe il recupero della morosità costituita da migliaia di case popolari, di botteghe, di uffici, di depositi, e di garage e con il recupero dei canoni di locazione programmare e realizzare gli interventi di ristrutturazione degli edifici e le parti comuni.
 

RMDN 

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