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La trappola dell’autonomia differenziata

Riflessione del segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota: “Creerà ulteriori distanze tra Nord e Sud, tra Italia ricca e Italia povera. I siciliani devono sapere”

“Certe volte i grandi cambiamenti, anche quelli dagli effetti devastanti, avvengono lentamente e in silenzio. Accade anche in Italia e, purtroppo, accade proprio in questi giorni con il progetto di Autonomia differenziata. È bene che ogni siciliano impari presto cosa significhi questo termine e in quale misura inciderà nella sua vita quotidiana.
È necessaria una premessa: si tratta di uno strumento ammesso dall’articolo 116 comma III della nostra Costituzione, grazie al quale le Regioni possono stringere un’intesa con il Governo affinché ottengano condizioni particolari di autonomia, ma sempre solo a seguito di un’approvazione a maggioranza assoluta in sede (democratica) di Parlamento.

È dunque un iter che poggia sul diritto costituzionale e che affonda le sue radici nella modifica del titolo Quinto della Costituzione del 2001, quando la parola Mezzogiorno venne espunta dal testo sostituita da un più generico ed asettico “territori”.
La proposta di autonomia differenziata è stata avanzata dal Veneto e abbracciata da Lombardia ed Emilia Romagna, in un contesto politicamente trasversale (da una parte la destra lombardo veneta, dall’altra una parte del PD) ma dove nei fatti, il comune denominatore risulta la ricchezza.

Grazie a questo disegno le Regioni conserverebbero per se stesse dall’80% al 90% delle tasse pagate dai cittadini e lascerebbero allo Stato il rimanente 10-20% .
E molte cose cambierebbero; tre su tutte sono la scuola (la Regione potrebbe fare assunzioni, stipulare contratti e stabilire programmi di studio in piena autonomia di gestione), la Sanità (a causa dell’ ulteriore riduzione dei trasferimenti nazionali ne soffrirebbero ulteriormente i servizi pubblici ospedalieri che già in Sicilia sono insufficienti, sia in termini di organico rispetto al reale fabbisogno dei territori, sia in termini di qualità delle prestazioni) e fino allo stesso prelievo fiscale.

In parole povere: la scuola siciliana, di Catania, di Palermo o di qualunque altro centro isolano, diventerà meno attraente e meno qualificante; la medicina territoriale corre il rischio di essere marginalizzata e verrebbe a mancare il collante che unisce il Paese. In sanità si alimenteranno i viaggi della speranza con costi altissimi. C’è il pericolo di distruggere il sistema sanitario nazionale che il mondo ci invidia; un sistema per tutti, ricchi e poveri, che adesso potrebbe sbriciolarsi del tutto.
Ne beneficerebbe, in ultima analisi, solo il sistema privato.
Cosa importa di tutto questo alla Cgil? E, soprattutto, cosa dovrebbe importare di tutto ciò al lavoratore o al cittadino siciliano qualunque?

Già dal 2017 il Direttivo nazionale della Cgil aveva compreso la gravità di quanto stava avvenendo, criticando l’impostazione politica con la quale Lombardia e Veneto stavano impostando il referendum utilizzando una procedura che avrebbe potuto mettere in dubbio l’unità del Paese. Da allora il nostro sindacato non ha mai smesso di vigilare, studiare e denunciare tutti i rischi, sino ad oggi.
Ci importa moltissimo sapere che i cambiamenti conseguenti all’Autonomia differenziata causerebbero un aggravio sulle casse dello Stato, delle Regioni a statuto speciale e ordinario e, indirettamente, sui cittadini.

Che fine farebbe la tanto onorata “sussidiarietà” – meglio chiamarla solidarietà – dello Stato centrale italiano verso i più deboli e verso le aree geograficamente lontane dall’ “Italia che conta”?
Tutto il sud Italia è periferia e lo è ancora di più la Sicilia dove il gettito fiscale è basso ma dove i bisogni sono standard. O forse persino più alti della media nazionale, viste le emergenze storiche che ci portiamo dietro da secoli (criminalità, difficoltà ambientali e naturali) con ricadute proprio su settori cruciali come scuola e sanità, e non solo.

L’autonomia differenziata creerà dunque ulteriori distanze tra Nord e Sud, tra Italia ricca e Italia povera e creerà ufficialmente una Penisola di serie A e una di serie B con tanto di beneplacito parlamentare. Bisogna studiare, verificare, chiedere trasparenza e giustizia. Bisogna intervenire.
La Cgil non fermerà la sua battaglia, e i cittadini non possono rimanere all’oscuro.

Rmdn

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