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25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: Cgil di via Crociferi si illumina di rosso

Per le le aziende un nuovo “Protocollo di contrasto alle molestie e alle violenze nei luoghi di lavoro per la contrattazione di secondo livello”

Nel pomeriggio del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sino all’indomani, la Camera del lavoro di Catania verrà illuminata di rosso ed esporrà uno striscione elaborato da donne e uomini della Cgil di Catania. Ma il sindacato di via Crociferi non si limiterà alla sola azione simbolica; la Cgil ha pure elaborato un protocollo per il contrasto alle molestie e alle violenze nei luoghi di lavoro per la contrattazione di secondo livello. Il documento sarà divulgato dalle categorie e sottoscritto nei luoghi di lavoro.

La campagna di sensibilizzazione catanese sarà affiancata da un manifesto a cura di Cgil, Spi Cgil e Auser Catania che riporta un significativo motto della scrittrice  e femminista francese Simone de Beauvoir. Nonostante la difficile situazione dettata dall’emergenza sanitaria, la Cgil non abbassa la guardia sul tema della violenza sulle donne definendola “una sconfitta per tutti”. Il perché è chiaro: in Italia viene uccisa una donna ogni 6 giorni. Le misure di restrizioni anti contagio hanno segnato una recrudescenza di  violenza domestica; per tutte le donne costrette, inevitabilmente e per legge, a restare in casa con il proprio aguzzino durante il lockdown, le conseguenze sono state tragiche. Secondo il dossier del Viminale nei giorni più restrittivi sono stati 58 gli omicidi in ambito familiare-affettivo che si aggiungono ai 60 femminicidi già avvenuti negli altri 279 giorni per un totale da inizio anno di 104 omicidi di donne. In Sicilia da gennaio 2020 si sono registrati 8 femminicidi.

“Il protocollo stilato dalla Cgil prevede che le aziende si impegnino ad attivare sia azioni propedeutiche che in itinere – sottolinea il segretario generale della Camera del Lavoro di Catania, Giacomo Rota -.  Prima di tutto non dovranno tollerare alcun comportamento assimilabile alle molestie sessuali e dovranno controllare che ogni lavoratore e lavoratrice sia trattato in modo corretto e rispettoso da parte dei superiori, dei colleghi e dei clienti. Ma puntiamo anche a fare in modo che l’azienda sensibilizzi sulle molestie anche tramite una specifica formazione, che tuteli la privacy dei molestati e soprattutto che individui un percorso insieme al sindacato per definire uno specifico codice di condotta”.

Per la responsabile del Dipartimento Politiche di Genere della Cgil di Catania, Angela Battista: “La partita dei territori è molto importante, per questo puntiamo al coinvolgimento diretto dei luoghi di lavoro e delle aziende anche a Catania. Ma resta fondamentale guardare al contesto nazionale:  l’Italia ha 5 mesi di tempo per dimostrare al Consiglio d’Europa di poter applicare pienamente la Convenzione di Istanbul; entro marzo 2021 le autorità italiane devono fornire informazioni sulle misure adottate e previste per garantire un’adeguata attività di prevenzione e sensibilizzazione in materia di violenza contro le donne. È necessaria una sburocratizzazione dell’iter legislativo sui sostegni economici per gli orfani di femminicidio. Inoltre, a fronte dei 104 omicidi in ambito familiare riportati dall’ultimo dossier del Viminale, sono state ben 27 le donne uccise con armi regolarmente detenute. Ribadiamo il nostro “no” alla spropositata produzione e vendita di armi e il conseguente rilascio fin troppo agevole del porto d’armi”.

Ma c’è una violenza di genere, denuncia   la segretaria responsabile delle politiche di genere dello SpiCgil di Catania, Margherita Patti, “ancor più taciuta e silente. È quella che vede vittime, nelle diverse gradazioni dell’abuso, le donne anziane. Trovo grave che ad oggi non esistano statistiche nazionali sulla violenza contro le donne anziane che indaghino la fascia di età sopra i 70 anni. È qui infatti che si ferma l’Istat. La metà dei caregiver ammette di avere operato forme di abuso, nelle gradazioni che vanno dall’alzare la voce a forme più gravi di violenza, mentre pochissime sono le anziane capaci di denunciare gli abusi. Le violenze avvengono quasi sempre in silenzio per evitare ‘scandali’: si ritiene infatti che il “sommerso” di casi che non vengono riferiti o denunciati sia almeno quattro volte più ampio. Purtroppo, non mancano neppure i casi di omicidio a danno delle donne over 65, e sono ben 150 ogni anno. Essere donna aumenta enormemente la vulnerabilità a episodi di violenza: il 65% degli anziani vittime di abusi è infatti una donna, e spesso si tratta di persone con più di 75 anni. È necessario costituire subito tavoli istituzionali che focalizzino la tematica”.

Rmdn

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