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Catania. Consultori sottodimensionati e con pochi psicologi e assistenti sociali: Cgil lancia indagine in occasione della “Giornata Internazionale della Donna”

Incontro on line di Cgil di Catania, Dipartimento Politiche di genere, Spi, Funzione pubblica e Auser: “Faremo una mappatura dei servizi reali”

C’è una grande preoccupazione di fondo nelle donne della Cgil e in quelle che da molti anni si occupano di diritti e di politiche di genere: le norme apparentemente a favore delle famiglie, che minacciano la legge 194 e i diritti stessi delle donne conquistati con anni di lotte. In Sicilia l’attività dei consultori è stata ridotta in quantità e qualità, a Catania e provincia attualmente sono solo 36 a fronte di ben 58 comuni; di qui la necessità di una mappatura eseguita attraverso la somministrazione di un questionario, che ne sveli la quantità degli operatori, la reale presenza di obiettori di coscienza, i servizi e l’approccio a temi molto difficili come la violenza domestica e le politiche LGBT. Se n’è parlato all’incontro on line organizzato dalla Cgil di Catania con il suo Dipartimento Politiche di genere, insieme allo Spi, alla Funzione pubblica e all’Auser, dedicato alla “Giornata Internazionale della Donna”. L’iniziativa ha acceso i riflettori sulla riqualificazione dei consultori, sui diritti e sulle conquiste legate alla legge 194 e sulla “economia della cura”.

Dopo i saluti di Rota (“la nostra democrazia potrà dirsi pienamente efficiente solo quando sarà veramente paritaria, solo quando il soffitto di cristallo si sarà definitivamente infranto, per farlo è indispensabile che donne e uomini lavorino e lottino insieme”), i lavori sono stati coordinati dalla segretaria confederale della Cgil di Catania, Giuseppina Rotella (“a nostra parere sarebbero auspicabili  le “Case della salute” e una vera medicina del territorio”) e aperti dalla relazione di Angela Battista, responsabile del Dipartimento Politiche di genere della Cgil catanese, che ha parlato di “imbarbarimento culturale”, ricordando anche  la denuncia del sindacato e del suo Dipartimento Politiche di genere, a proposito di un manifesto anti abortista apparso a Gravina e poi rimosso proprio a seguito delle proteste.

“C’è un legame molto stretto tra la medicina territoriale e i diritti delle donne ed è rappresentato dai consultori – ha detto Battista -. I tagli scellerati alla sanità pubblica in questi ultimi anni li hanno fortemente ridimensionato. La dimensione consultoriale frutto delle battaglie per l’autodeterminazione delle donne rischia oggi di essere strumentalizzata da organizzazioni ultracattoliche antiabortiste spesso collegate a movimenti fanatici”. Inevitabile, per la responsabile del Dipartimento di genere della Cgil di Catania, che il  ridimensionamento dei consultori sfavorisca un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori: gli assistenti sociali  e “soprattutto le lavoratrici afferenti a questo settore che più di altre si scontrano ingiustamente con l’inaccessibilità oramai strutturata per le donne, nel mercato del lavoro”.

All’incontro sono intervenuti esponenti del sindacato ma anche addetti ai lavori nell’ambito dei consultori, degli studi di genere e dei servizi sociali. Per Josè Calabrò, femminista e autrice (Udi): “Gli anni 70 sono stati una fase cruciale nelle battaglie per la libertà delle donne,  come dimenticare la battaglia per il “no” al divorzio o quella per i consultori e per la legge 194. – ha detto -. Poi gli anni ’90 furono quelli della Conferenza mondiale delle donne a Pechino, dove  emersero parole chiave come empowerment e mainstreaming. Quella dei giorni nostri è una soglia, è la necessità del mantenimento di questi diritti ma da quelle lotte dobbiamo ancora imparare puntando alla comunicazione vera e semplice con tutti, uomini e donne”.

Nicoletta Gatto, presidente AUSER Catania, ha sottolineato che appunto “le conquiste non sono per sempre.  La Legge 300 nel 1970, lo Statuto dei lavoratori, fu un momento importantissimo di evoluzione, un primo passo da non dimenticare. Fu il primo tassello affinché i diritti e i doveri di mariti e mogli venissero finalmente equiparati così come il diritto all’autodeterminazione femminile. Un altro passaggio fu la legge sul servizio sanitario nazionale, la 833 del ‘78 che segna una fase importantissima proprio sul terreno del diritto alla salute. Oggi ogni Regione possiede un proprio servizio sanitario e questo lo stiamo verificando con occhio critico in questa fase di pandemia, verificando ad esempio che il sistema lombardo non è l’eccellenza che si racconta, se si esclude il sistema ospedaliero, ma è affidato al privato, a danno proprio della medicina territoriale”.

Gaetano del Popolo, segretario generale Funzione Pubblica Cgil, ha posto l’accento sulle gravi contraddizioni della Finanziaria “che assegna sì delle risorse ma da destinare ai comuni o ai distretti che partono dal rispetto della soglia di un assistente sociale ogni 6500 abitanti. In Sicilia siamo sopra il rapporto 1 a 12000, e per questo ne siamo tagliati fuori. Se si aggiunge che le regioni a statuto speciale sono tagliate fuori dall’applicazione della norma, siamo di fronte ad un “delitto perfetto”.

Elvira Morana, responsabile Politiche di genere Cgil Sicilia ha segnalato alcuni dei più gravi paradossi legati alla gestione dei consultori nell’Isola, dove il servizio è di certo esiguo e dove “in ben 55 di essi manca addirittura l’ostetrica. Eppure è proprio il consultorio il primo servizio di prossimità. Abbiamo sollecitato l’assessore chiedendo il potenziamento e l’aggiornamento della medicina del territorio ma tutto è rimasto molto vago, nonostante un tavolo tecnico attivo da due anni”.

Pina Ferraro Fazio, assistente sociale, sociologa, consigliera Ordine assistenti sociali della Regione Marche, ha riferito di alcune “epocali trasformazioni in atto” nel territorio marchigiano.“Non solo assistiamo a dichiarazioni misogine – racconta – ma anche alla proposizione di legge ai consultori privati spesso orientati ideologicamente, con grandi presenze di obiettori di coscienza  e associazioni Pro vita. È questo che sta succedendo in tutta Italia e il tutto a dispetto delle nostre bellissime normative”.

I dati divulgati da Sandro Sammartino, responsabile dell’ UOC Coordinamento Territoriale materno-infantile ASP Catania, sono stati illuminanti: l’accesso ai servizi durante la Pandemia si è quasi dimezzato rispetto al 2019. Ecco i dati più recenti: prestazioni effettuate dai consultori nell’ anno 2020: 123.828 (contro le 201.507 del 2019), corsi di educazione sessuale 79, corsi di preparazione al parto 214, consulenze psicologiche 16034, interventi sociali 19832, Test HPV 12034; donne gravide assistite: 1122; Contraccezione: 5458; Prestazioni per IVG: 389; visite senologiche: 3203. “I consultori sono 36 ma sulla base delle proporzioni di legge per Catania e provincia dovrebbero essere ben 50. Mancano inoltre molti psicologi e assistenti sociali, e avremmo bisogno di mediatori culturali a fronte di 2034 stranieri che si sono presentati nei nostri consultori  di cui 864 donne. E l’impatto delle richieste da parte dei tribunali sui servizi è inevitabilmente molto forte e ciò influisce inevitabilmente sulle richieste dell’utenza quotidiana”.

Margherita Patti, della segreteria Spi Cgil, ha posto l’accento su un dato molto importante: “Uomini e Donne sono diversi in salute e in malattia. Ed è proprio di queste differenze che si occupa la medicina di genere, una recente branca della medicina, dalla quale non si può più prescindere”. I due generi proprio per le differenze anatomiche e fisiologiche si ammalano in modo differente e rispondono in modo diverso ai farmaci. Un esempio lampante riguarda i disturbi cardiovascolari. Infarto e ictus hanno ucciso, nel 2012 in Italia, 13.000 donne in più rispetto agli uomini (37.000 contro 24.000 maschi). “Le donne hanno paura di ammalarsi di cancro al seno ma le malattie cardiovascolari uccidono molto di più di quelle oncologiche, come rivelano i dati della Società Europea di Cardiologia. Secondo gli esperti, una ragione per cui le malattie cardiovascolari sono sotto diagnosticate e sotto trattate nelle donne è dovuta alla diversità dei sintomi con cui si manifestano le malattie”.

Per Rosaria Leonardi, segretaria confederale Cgil Catania, oggi dobbiamo fare i conti con due aspetti fondamentali: “la pandemia che ci ha sbattuto in faccia l’inadeguatezza del sistema sanitario e i tagli al personale di settore. Da anni i consultori hanno assunto una valenza più ambulatoriale che sociale, da un lato il numero degli psicologi e degli assistenti sociali si è ridotto di anno in anno, dall’altro l’enfasi data alla componente ginecologica, rispetto a quella psicologica, hanno  determinato tra gli utenti una visione troppo meccanicistica dell’offerta dei servizi, nella quale non trovano spazio le emozioni ed i sentimenti dell’utenza. L’indagine lanciata oggi dalla Cgil punta sulla riappropriazione delle funzioni dei consultori e sull’enorme esigenza di strutture a portata del cittadino”.

Le conclusioni sono state affidate a Rossana Dettori, segretaria confederale Cgil nazionale: “I diritti conquistati non sono per sempre e non devono essere smantellati da nessuno. Forse è il caso di parlare più di diritto alla libertà che di parità, poiché è in atto una messa in discussione di tutti i diritti delle donne compreso quello ad  essere libere”.

Rmdn

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