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Catania. “Diritti in Marineria 2.0”, diritti negati e le difficoltà della pesca in un incontro Flai-Cgil

Mandrà: “Il settore lavorativo più pericoloso, rimane escluso dal Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”

“Il settore lavorativo unanimamente considerato il più pericoloso al mondo, qual è la pesca, non rientra ancora oggi fra le professioni incluse nel Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Nella considerazione del Segretario generale della Flai Cgil di Catania, Pino Mandrà, la sintesi delle contraddizioni normative e delle difficoltà che vive il settore pesca in Italia, e in Sicilia in particolare, del quale si è discusso nel corso dell’incontro promosso dalla Flai “Diritti in Marineria 2.0”, svoltosi venerdì 25 settembre nel cortile del santuario “Santa Maria di Ognina” di Catania.

L’iniziativa, che rientra nell’ambito del “Programma Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura 2020” patrocinato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, è stata introdotta e presieduta da Claudio Petralia della Segretaria Flai Cgil Catania. Presenti sindacalisti, fra gli altri anche Filippo Romeo (Flai Cgil Sicilia), e addetti ai lavori che hanno illustrato le principali difficoltà che affliggono il comparto sia per la parte dei lavoratori, sia per la parte datoriale. Evidenziate, nel corso dei diversi interventi, le incongruenze presenti nelle diverse normative, le difficoltà create da una burocrazia cieca, i diritti dei lavoratori che faticano ad affermarsi, ma anche le possibilità occupazionali e di sviluppo che, nonostante tutto, lasciano guardare con ottimismo alla pesca e al suo indotto.

“Quello della pesca è, oggi, un settore provato da questioni annose a cui si aggiungono i danni creati dalla pandemia covid-19 – ha aggiunto nel suo intervento il Segretario Flai, Pino Mandrà –. In linea generale, continuiamo ad assistere a un disinteresse da parte del governo nazionale che non riesce a dotare il settore di un ammortizzatore univoco per tutelare i pescatori quando non sono nelle condizioni di andare in mare, mentre sulle malattie professionali non è stato fatto alcun passo in avanti. Resta ancora senza risposte – ha concluso il Segretario Flai Catania – la questione della competizione sleale da parte delle marinerie extraeuropee sul Mediterraneo che pescano senza rispettare alcuna regola, mentre i nostri operatori svolgono la propria attività rispettando le normative”.

L’auspicio che la pesca possa diventare ancora una professione del futuro, è stato espresso dalla dirigente del Politecnico del Mare “Duca degli Abruzzi”, Brigida Morsellino, mentre il Segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota, ha manifestato la disponibilità della Camera del lavoro etnea “a sostenere ogni iniziativa della Flai in ogni sede affinché i lavoratori del comparto pesca possano veder riconosciuti i propri diritti”.

“I pescatori sono realmente l’ultimo baluardo per la difesa del mare – ha detto chiudendo i lavori, Raffaele Ferrone della Flai nazionale – .Vi è una grande dispersione di energie per rispettare norme macchinose e complicate che ci dice che l’attuale regolamentazione è da ristrutturare per renderla fruibile ad armatori e pescatori”.

 

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