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Catania e il suo declino visibile. Il documento

Catania e il suo declino visibile

Analisi del presente e opportunità di rinascita

Premessa

Catania da troppi anni attende di essere riportata al meglio delle sue possibilità, nell’attesa che questo avvenga fa i conti con un inesorabile peggioramento della qualità della vita: è sporca, caotica, buia e con un indice di povertà in continuo aumento. Tutto questo è sotto gli occhi di tutti e bisogna prenderne atto. La Cgil non può accettarlo. Bisogna reagire e creare le condizioni per il rilancio di una delle più importanti e strategiche città metropolitane del Mezzogiorno d’Italia.

Le cause del declino sono molteplici e le responsabilità ricadono su tutti quelli che l’hanno mal amministrata negli anni. Non possiamo più permetterci di subire ulteriori errori politici e istituzionali.

Per questo crediamo che un cambio di passo possa essere rappresentato da un intelligente confronto sociale delle istituzioni e della politica con i sindacati, con le associazioni, con il territorio nelle sue migliori e laboriose espressioni, condizione che è fortemente mancata negli ultimi anni.

In vista delle ormai imminenti consultazioni regionali e nazionali, e in attesa delle prossime elezioni comunali, la Cgil di Catania intende offrire il proprio contributo attraverso questo documento, che punta a riassumere alcune priorità lanciando di fatto una prima richiesta di ascolto a tutti i candidati.

Le urgenze economico-sociali riguardano le politiche su lavoro, l’industria, il welfare, la sanità, l’istruzione, le periferie, l’abitare, l’ambiente, la mobilità, la sicurezza. Si tratta di macrosettori fondamentali e spesso l’approccio delle istituzioni nei loro confronti ha scelto le vie più rapide senza sforzarsi di costruire una strategia a breve e medio termine.

L’analisi del presente e il ruolo del PNRR

L’emergenza pandemica ha messo in ginocchio interi settori catanesi del Terziario, come il turismo, il commercio e i pubblici esercizi, che cercano di sopravvivere in una condizione di crisi generalizzata ma molti onesti imprenditori hanno fatto i conti anche con la concorrenza sleale di chi ha fatto prevalere il ricorso al lavoro nero, allo sfruttamento ed alle cattive pratiche imprenditoriali –  il ricorso all’applicazione di alcuni contratti pirata è una realtà che si è diffusa in modo preoccupante perché questi ledono diritti di dignità essenziali in un paese democratico. 

Queste pratiche creano un “effetto dumping” sul costo del lavoro che alimenta concorrenza sleale alle imprese sane e una diversità economica tra lavoratori nello stesso ambito e settore non più concepibile.

La Cgil nazionale sottolinea da anni l’impellente necessità in tutte le aree del Mezzogiorno della copertura degli asili nido e della loro gratuità; non solo Catania non fa eccezione, ma dobbiamo fare i conti con un sistema precario, aggravato dal dissesto comunale e dal Covid, che continua a rendere fruibili gli asili nido a partire da dicembre e fino ai primi di giugno. In questi anni di pandemia i tagli ai Servizi sociali territoriali sono stati imponenti e sono stati gli anziani a pagare il prezzo più alto. La nostra visione del sociale è fortemente agganciata all’integrazione con la sanità pubblica. È necessario attuare una volta per tutte una medicina del territorio, che a Catania continua a essere una grande assente; servirebbe soprattutto alle donne, ai soggetti fragili, ai disabili e agli anziani. Crediamo che serva un rafforzamento dei consultori anche ipotizzando l’utilizzo dei finanziamenti del PNRR.

I Presidi territoriali di assistenza (PTA) sono essenziali perché rappresentano la possibilità concreta di accedere alle cure senza passare dal pronto soccorso e senza svuotare quest’ultimo; e anche a rassicurare i cittadini più fragili. Catania è contemporaneamente sede di molte eccellenze ospedaliere che negli anni hanno allentato di parecchio la migrazione sanitaria al Nord Italia, ma è comunque un contesto fatto di precariato, lavoro povero, servizi negati al cittadino. In Sicilia, a Catania, c’è un ‘urgenza atavica di personale medico e paramedico.

Pensiamo perciò che la sanità sia una vertenza non solo di settore ma di tutto il mondo del lavoro, sia in termini di prevenzione che di qualità della vita. Il problema occupazionale della sanità va affrontato superando i livelli di precarietà che si sono determinati, anche in questo periodo di COVID, ma anche perché le strutture sono storicamente sottorganico.

L’opportunità del PNRR ci mette tutti in una posizione di responsabilità storica.

Dobbiamo fare in modo, a tutti i livelli, di puntare alla reale e misurabile crescita di buona occupazione, al lavoro di qualità, ai processi di transizione ambientali e digitali, e al rafforzamento dell’inclusione sociale. In teoria Catania possiede qualche chance in più da poter giocare rispetto ad altro territorio meridionali. 

Molto potrebbe cambiare con un’efficace gestione del PNRR. La sfida è trasformare il 40 per cento di fondi destinati al Sud “in nuova capacità produttiva in grado di intercettare una quota maggiore di domanda, interna ed estera”.

La Regione Siciliana però ha molto stentato a creare progettualità degna di questo nome nei mesi trascorsi.

A Catania abbiamo chiesto la costituzione della “Cabina di regia” prevista nell’accordo Governo-Sindacati sulla programmazione del piano integrato previsto dal PNNR, ma nulla di concreto si è mosso ed è solo grazie al puntuale lavoro di analisi e osservazione del sindacato e delle associazioni dei gruppi di lavoro locali che siamo in grado di comprendere come si stia giocando questa fondamentale partita di ripresa soprattutto sul fronte delle infrastrutture, politiche abitative, scolastiche, sanitarie, sulle periferie e sui rifiuti urbani.

Dobbiamo purtroppo ribadire che le prime richieste di finanziamento con fondi PNRR avanzate dal Comune di Catania non guardano alle reali esigenze, ma solo ad una logica estemporanea e tappa buchi che già in passato ha costruito contenitori vuoti se non cattedrali nel deserto. A proposito di PNRR nel settore Sanità, se gli investimenti del Piano non si collegano a investimenti di una politica più generale che veda una crescita della spesa complessiva per la sanità nel nostro Paese, e se non si prevede un aumento delle risorse per l’occupazione nelle nuove strutture che si creeranno, il rischio è che l’occupazione non sarà pubblica ma precaria e addirittura che si favorisca un processo di privatizzazione del sistema sanitario nel nostro Paese. 

L’emergenza educativa si aggrava sempre di più, ben18 mila ragazzi dai 12 ai 16 anni non sono andati a scuola; ci riferiamo al 22% dei nostri giovanissimi. Ai nuovi aspiranti amministratori chiediamo anche che riferiscano circa le loro politiche sull’edilizia scolastica. Noi pensiamo che sia necessario costruire un Patto vero, e non certo a senso unico, con la Regione siciliana che punti a questa emergenza educativa.

Catania non può perdere il treno del PNRR per la riqualificazione di asili e scuole. Dal Ministero dell’Istruzione sono partiti i bandi da 3 miliardi di euro per la realizzazione e la messa in sicurezza di asili nido e scuole per l’infanzia, utili anche alla costruzione di scuole innovative, per l’incremento di mense e palestre. Intanto però, nel catanese un bambino su quattro non va a scuola. A nostro parere è invece necessario estendere il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato nella scuola secondaria, sostenendo gli insegnanti e aumentano l’assunzione di personale.

Legalità e trasparenza attraversano trasversalmente varie filiere economiche e culturali del territorio; in questi anni abbiamo dimostrato come il lavoro sano possa passare dall’efficace e funzionante uso dei beni confiscati alla mafia (pure su questo fronte il ruolo del PNRR può essere fondamentale), grazie anche al costante dialogo con persone e movimenti che vantano una grande esperienza etica nel territorio e come sia necessario continuare a monitorare gli appalti in costante contatto con la Prefettura. In questa campagna elettorale la parola mafia viene evitata come se il fenomeno che da sempre frena e che continua a frenare il nostro sviluppo, inquinando anche le coscienze, sia scomparso. 

Riteniamo essenziale considerare la lotta alla mafia, civica e libera, condotta in nome dei diritti e della Costituzione antifascista, un valore da cui non si può prescindere.

La Missione 2 del PNRR (Rivoluzione verde e transizione ecologica) prevede fra gli altri, interventi atti alla rinascita delle periferie. Librino, Monte Po, ed in generale le nostre periferie rappresentano dei veri e propri laboratori di sviluppo in tal senso. Sono territori dove la capacità di investimento dei fondi del PNRR può e deve rappresentare un’opportunità. Gli spazi mal sfruttati fino ad oggi attraverso la riqualificazione urbana possono trasformarsi in luoghi per la gestione di sana attività all’aria aperta, e possono sviluppare senso di comunità e sentimento di legalità.

Il PNRR offre infatti serie opportunità per migliorare le condizioni di vita e della qualità dell’abitare nelle periferie, e secondo i sindacati degli inquilini le istituzioni locali non sembrano averle colte per migliorare una volta per tutte le condizioni di vita e della qualità dell’abitare. È necessario cogliere tutte le opportunità che consentano di recuperare alloggi pubblici garantendo così il diritto alla casa di tutti quei cittadini che non possono sostenere un affitto. 

Il rilancio del turismo – di prossimità, è una priorità che dobbiamo perseguire in termini di opportunità offertaci dall’enorme ricchezza ambientale e agroalimentare che fiorisce attorno al Vulcano Etna – naturalmente questo non può prescindere dalle politiche ecologiche e dalle infrastrutture che devono essere realizzate dentro una logica di sistema a rete.

In questa logica, il Porto di Catania il suo Waterfront rappresenta un asset strategico straordinario e ci chiediamo come gli aspiranti governanti si porranno nei confronti delle politiche di sviluppo e di trasformazione che nel frattempo si stanno determinando attorno ad esso.

Oltre alla vocazione turistica, ci preme far emergere che Catania risulta essere centrale fra le diverse aree industriali che a breve cambieranno i loro processi produttivi (Siracusa, Gela, Milazzo). In questo quadro i porti di Augusta e Catania oltre a quello di Termini Imerese in Sicilia, acquisiranno nuova strategicità al pari di quelli di Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro. Lo snodo potrebbe essere rappresentato dalle Zes (Zone economiche speciali) attorno alle quali si determineranno straordinarie opportunità per rimettere in moto il sud del paese contrastando anche la fragilità e la crescente marginalità di estese aree interne della Sicilia. 

Tutto questo ha bisogno di una visione ampia, complessa ed articolata. In una sola parola: bisogna fare sistema e gli enti pubblici ricoprono un ruolo fondamentale in questo senso.

l’Enac sembra orientata a investire per trasformare l’aeroporto di Catania in un importante hub dove localizzare partenze e arrivi intercontinentali con l’area mediterranea e quella asiatica. È una visione strategica da non sottovalutare e da approfondire anche se al momento l’intermodalità tra Interporto, Porto e Aeroporto resta ancora un miraggio.

Catania e la sua Zona industriale deve prepararsi a gestire e non subire i grandi processi di trasformazione energetici e digitali che si stanno sviluppando con accelerazioni profonde che rischiano di travolgerci.

Per questo, sulla Zona industriale da tempo ci aspettiamo svolte definitive che però non arrivano. La stagione autunnale e invernale ci metterà ancora una volta alla prova con le piogge e gli allagamenti che di anno in anno si susseguono. Ancora nulla è stato fatto in tal senso, solo annunci di piccoli investimenti che tardano oltretutto a realizzarsi. Bisogna correre verso un ammodernamento infrastrutturale capace di poter accogliere nuove opportunità imprenditoriali che non possiamo farci sfuggire. 

È urgente far fronte all’aumento dei costi energetici che in Sicilia paghiamo il doppio per effetto dei processi inflattivi e per la condizione di insularità che attanaglia le nostre aziende più energivore.

Il caso delle Acciaierie di Sicilia risulta essere emblematico. Nonostante una domanda in continua crescita le produzioni delle acciaierie si devono fermare per l’eccessivo costo dell’energia. In Sicilia il costo del Mwh è di circa 200 euro più alto delle aziende del Nord. È improrogabile un intervento immediato sul decreto Energy Release per abbattere con la super interrompibilità il delta di costo superiore al resto della penisola. Gli strumenti ci sono e la politica insieme alle istituzioni devono farsi carico delle soluzioni prima che il tracollo finanziario delle aziende ci travolga con effetti devastanti sull’occupazione diretta e dell’indotto.

Gli investimenti e le responsabilità di chi andrà al Governo

St Microelectronics e 3SUN sono in procinto di avviare investimenti importanti e a breve capiremo come queste scelte impatteranno anche sull’indotto e dunque con nuove occasioni di sviluppo e di lavoro. Anche su questo punto il confronto con chi si candida a governare la Regione Siciliana e a sedere nel Parlamento è necessario.

La ST Microelectronics svolge un ruolo di altissimo rilievo. L’investimento annunciato sulla costruzione di un insediamento produttivo di carburo di silicio non solo chiuderebbe la filiera industriale dei semi conduttori a km 0 a Catania, ma rappresenterebbe il primo esempio di politica industriale che può far ripartire il mezzogiorno d’Italia. Sulla stessa lunghezza d’onda e dentro il contesto di transizione energetica globale, si connota l’investimento di Enel Green Power3Sun che punta a ridisegnare il layout aziendale per aumentare di 15 volte la produzione di pannelli fotovoltaici bifacciali di altissima qualità e capacità energetica. Entrambi gli investimenti sono tutti o in parte finanziati dal PNRR, hanno superato da tempo le fasi progettuali e adesso devono concretizzarsi. L’avvio dei lavori e l’innesco degli investimenti sono cruciali per lo sviluppo del nostro territorio.

Conclusioni

Catania, nonostante tutte le sue fragilità, è ancora un centro economico e sociale ricco di opportunità che aspettano solo di essere colte da chi governa ma senza un coinvolgimento complessivo di istituzioni, parti sociali, associazionismo, il suo futuro rischia di rimanere appeso ad un filo. 

La città è oggi sfiduciata, in preda al caos, disastrata, sporca in tutti i suoi angoli, calpestata nelle opportunità di crescita e sviluppo, relegata ai margini della politica nazionale, abbandonata da quel che resta del governo Musumeci. 

L’ultimo “regalo” dell’amministrazione Pogliese ai catanesi è un vergognoso aumento della Tari, che scarica sui cittadini la fallimentare gestione dei rifiuti.

Fino ad oggi è mancata una visione complessiva all’altezza di una Città Metropolitana che dobbiamo rapidamente recuperare.  In questi anni è venuto meno il confronto sociale per arginare nuove sacche di povertà che nel frattempo si sono determinate, il precariato sta assumendo forme e livelli inaccettabili e ogni giorno facciamo i conti con storie drammatiche di lavoratrici e lavoratori sempre più esasperati. 

Tutto ciò ci preoccupa e non possiamo rimanere inermi.

Bisogna fare scelte coraggiose, a Catania a Palermo ed a Roma.

Questa campagna elettorale, intrisa di personalismi ed evidenti giochi di potere tanto squallidi quanto pericolosi per il nostro futuro, purtroppo, non ci fa ben sperare. Per questo riteniamo non più rinviabile una vera e propria mobilitazione di quanti, ogni giorno, si spendono per gli altri e per il bene comune con coraggio, passione e dedizione.

  • Segretario Generale CGIL Catania            Carmelo De Caudo
  • Aderiscono al documento:
  • ANPI Provinciale                                                     Pres.         Pina Palella
  • ARCI Catania                                                           Pres.         Dario Pruiti
  • AUSER Catania                                                       Pres.         Nicoletta Gatto
  • FEDERCONSUMATORI Catania                         Pres.         Salvo Nicosia
  • LEGACOOP                                                              Pres.         Giuseppe Giansiracusa
  • MEMORIA E FUTURO                                            Pres.         Antonio Pioletti
  • RETE DEGLI STUDENTI MEDI Catania             Cord.         Luigi Nicolosi
  • SUNIA Catania                                                        Segr.         Agata Palazzolo
  • UDI Catania                                                              Res.          Giovanna Crivelli
  • UDU Catania                                                            Cord.         Damiano Licciardello

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