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Catania. Lettera aperta al sindaco Pogliese: “No agli sgomberi dei senza dimora. Povertà non si combatte con la forza pubblica”

Foto di Jimmy Chan da Pexels

La missiva siglata da Cgil, Bottega di Adif e unità di strada, Ofs, Migrantes, Rete antirazzista, Rete restiamoumani incontriamoci Catania, Lila-l’HIve CT, Cobas, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Con una lettera aperta indirizzata al sindaco di Catania Salvo Pogliese, la Cgil, la Bottega di Adif, e alcune unità di strada (Valentina e Carmelo “del giovedì”, associazione anonimi, Amore e giustizia Voglio cantare Onlus) si oppongono alla scelta dell’amministrazione comunale di avere firmato lo sgombero dell’area sita tra Piazza della Repubblica e via Teocrito a Catania. Nella lettera che è sottoscritta anche da Ofs, Migrantes, Rete antirazzista, Rete restiamoumani incontriamoci Catania, Lila-l’HIve CT, Cobas, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, si segnala che “Ancora una volta il disagio abitativo viene affrontato a colpi di ordinanze di sgombero.

Con l’ordinanza del 17/06/2020 l’Amministrazione comunale ordina lo sgombero dell’area sita  tra piazza della repubblica e via Teocrito. Oggetto dell’Ordinanza, un terreno in cui sorgeva un ex parcheggio, che da qualche mese è stato popolato da una ventina di soggetti in evidente stato di fragilità, costretti dalle profonde difficoltà economiche  in cui versano a vivere in strada. Ancora una volta il disagio degli “ultimi” viene combattuto con ordinanze che non mirano alla risoluzione del problema e non tengono conto dello stato di difficoltà  in cui versa chi è costretto a vivere per strada.

Nessuno sceglie di vivere in una condizione di degrado e lo Stato, in questo caso l’amministrazione territoriale, ha il dovere di  fornire  alternative dignitose a chi alternativa non ha. A seguito dell’ordinanza anti bivacco dello scorso anno il Sindaco aveva rassicurato la città comunicando che ai senza fissa dimora, sgomberati dal centro storico, sarebbero state fornite alternative abitative dignitose utilizzando il patrimonio confiscato alla mafia. Ma ad oggi quei buoni propositi sembrano lettera morta e non si profila alcuna soluzione abitativa per chi non ha nulla.

Noi riteniamo inumano continuare a trattare il tema dei senza tetto a colpi di ordinanze che hanno il solo fine di occultare momentaneamente il problema senza farsi carico di alcuna reale volontà di trovare soluzioni. La povertà e l’indigenza non si possono combattere con la forza pubblica. La soluzione non può essere occultare alla città chi è già invisibile. Chiediamo ancora a gran voce, che vengano cercate soluzioni che mettano al centro la persona e la sua dignità. Pretendiamo soluzioni concrete che non nascondano la ‘polvere’ dei bisognosi in altri ghetti dai quali verranno nuovamente cacciati via alla prossima puntata. Chiediamo che si combatta la povertà e non i poveri.

Chiediamo inoltre una rete sanitaria ben strutturata, che vada da visite e orientamenti generici a reperimento farmaci, a visite specialistiche con percorsi dedicati, anche e in special modo psicologici, per affrontare il grave disagio che porta la persona a non fidarsi e a spesso a voler rimanere in strada. Il pregiudizio della “libera scelta” è ormai superato. Nessuno vivrebbe in tali condizioni se non ne fosse costretto, anche e solo da un problema sociale che lo ha spinto a ciò. Prima di un foglio di carta, che può essere un permesso di soggiorno, un certificato ISEE o un codice fiscale, ci sono SEMPRE uomini e donne, non dimentichiamolo”.

Rmdn

 

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