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Catania. Operazione “Sipario”, il plauso della Cgil: “Imprese danneggiate da concorrenza sleale”

Istituzioni adesso rispondano alle domande sul bisogno di legalità soprattutto in questa fase di Pandemia

“L’operazione “Sipario” della Guardia di Finanza di Catania ha fortunatamente scoperchiato un sistema illegale che contaminava i diritti dei più fragili, gli appalti e il consenso elettorale che infanga anche l’istituzione comunale. Ma è pure necessario comprendere quanto emerge in termini di concorrenza sleale a danno della piccola impresa nei quartieri catanesi”.

Lo sottolinea la segreteria provinciale della Cgil di Catania e il suo Dipartimento Legalità che oltre a plaudere agli inquirenti e agli uomini del “maxi blitz” , segnalano che “il sequestro di quote sociali e patrimoni di tre società aventi sede a Catania, operanti nel settore dei bar e della ristorazione per un valore di circa 5 milioni di euro, svela quanto oggi, persino nella drammatica fase COVID in corso, possa essere danneggiata con meccanismi di concorrenza sleale, la piccola impresa che vive grazie solo alle proprie risorse”.

“Apprendiamo inoltre – aggiungono il segretario generale Giacomo Rota e la responsabile del Dipartimento Legalità, Pina Palella – che il brigadiere arrestato avrebbe promesso “di danneggiare un piccolo imprenditore attraverso i poteri connessi al ruolo di finanziere”. Tutti episodi che, se sommati anche alle appartenenze a clan mafiosi storici, dipingono un quadro avvilente e preoccupante. La lotta alla illegalità si combatte anche facilitando l’accesso al lavoro e alla creazione di nuova impresa per i giovani nei quartieri dove la marginalità diventa sempre di più brodo di coltura per la nuova mafia. Ed è per questo che invitiamo gli amministratori ad ascoltare il grido d’allarme della Camera del Lavoro catanese lanciato nei mesi scorsi: quanto e cosa le istituzioni stanno mettendo in campo per prevenire il ruolo di “garanzia criminale” della mafia catanese in questi anni di debolezza economica, inclusa quella acuita dal COVID? Vorremmo che si rispondesse presto e pubblicamente al nostro quesito”.

Rmdn

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