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Catania. Violenza sulle donne, per la Cgil riunione in Prefettura “importante cambio di passo”

Giuseppina Rotella: “Centri anti violenza e case rifugio catanesi vanno avanti solo grazie alla eroica buona volontà delle promotrici”

La Cgil di Catania ha partecipato alla riunione convocata dalla prefetta Maria Carmela Librizzi per fare il punto sul tema della violenza contro le donne che presto sfocerà in un protocollo d’intesa frutto di un lavoro congiunto tra istituzioni, associazioni, sindacati e altre realtà attive sul territorio. Per la segretaria confederale Giuseppina Rotella si tratta di “un importante cambio di passo nel trattare il tema della violenza sulle donne. Ci sentiamo davvero confortate da questa iniziativa”.  Nel corso dell’incontro la Cgil ha ricordato di avere già da mesi intrapreso un cammino importante, elaborando e  diffondendo un proprio “protocollo per il contrasto alle molestie e alle violenze nei luoghi di lavoro per la contrattazione di secondo livello”.

Il documento  è stato e sarà ancora sottoscritto in molti  luoghi di lavoro. Rotella ha anche ricordato il caso della legge 3 del 2013 mai riuscita a decollare a causa dei mancati finanziamenti economici necessari a sostenerla. “Non possiamo tirare in ballo la oramai cronica mancanza di denaro da parte della Regione Siciliana quando di mezzo ci sono le donne. Il caso emblematico dei centri anti violenza e delle case rifugio catanesi che vanno avanti solo grazie alla eroica buona volontà delle promotrici deve farci riflettere. Molti di questi centri sono costretti a chiudere. L’opportunità del PNRR deve servire ad avviare azioni di accompagnamento al lavoro per donne che non possono permettersi di lasciare il partner violento proprio perché non hanno un’indipendenza economica”.

Un altro elemento essenziale, secondo la Cgil di Catania, è il ruolo dei consultori e dunque della medicina territoriale. “Sappiamo che i consultori di Catania soffrono di carenze di organico che limitano fortemente la propria azione di ascolto e intervento nel caso di violenza sulle donne. Il lavoro delle operatrici e degli operatori in forza è esemplare, ma servono più assistenti sociali, psicologi e ginecologi e personale infermieristico per far fronte alla richiesta. Per quanto ci riguarda anche questo è compito della medicina del territorio e non possiamo tacere le responsabilità del pubblico in un contesto così difficile e delicato.

Ecco perché continueremo a fare la nostra parte sul fronte della lotta alla violenza sulle donne ed ecco perché lo faremo appellandoci ai nostri valori che vedono insieme il diritto ad essere tutelati, il dovere dello Stato a tutelare e a prevenire questa odiosa violenza che non accenna a cessare. Da ciò che abbiamo ascoltato nel corso della riunione con la prefetta si è compreso benissimo come spesso diritto, tutela, lavoro e democrazia sono tutti valori tra di loro fortemente collegati. Noi ci siamo e continueremo a supportare le donne nel nostro agire quotidiano e anche nell’ambito delle iniziative come questa promossa dalla Prefettura”.

Rmdn

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