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Cgil Catania, oggi il seminario on line “Recovery Fund, Recovery Plan. E la nuova programmazione dei fondi comunitari”

Interventi di tecnici, docenti, dirigenti. Tra i relatori la vice segretaria nazionale Gianna Fracassi e il segretario di Cgil Sicilia, Mannino

Fare buon sindacato sui territori significa anche comprendere le nuove strategie internazionali. Per far fronte alla crisi causata dalla pandemia, ma sempre rimanendo a fianco dei lavoratori e dei diritti della comunità, bisogna  dunque conoscere i nuovi  strumenti di finanziamento europei pensati per un rilancio urgente dell’economia internazionale. Il tutto, tenendo conto che all’Italia sono destinati  209 miliardi del Recovery Fund, anche se il piano del Governo nazionale ne prevede 224. Per questo la Cgil di Catania stamattina ha organizzato il seminario on line “Recovery Fund, Recovery Plan. E la nuova programmazione dei fondi comunitari”, trasmesso sulla piattaforma Futura Lab.

Sotto la lente del sindacato catanese c’è  il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, lo strumento per cogliere la grande occasione del Next Generation EU e rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva che sappia superare l’impatto sociale ed economico indotto dalla Pandemia. Coordinato da Rosaria Leonardi, segretaria confederale (“vogliamo comprendere approcci e obiettivi dei Recovery, le scadenze imprescindibili,  ma anche i finanziamenti sui bilanci dello Stato e la nuova programmazione 2021-2027”)  e introdotto da Giacomo Rota, segretario generale della Camera del Lavoro, (“dai lavori di oggi ricaveremo un “quaderno” che raccoglierà gli interventi autorevoli dei relatori.

La Cgil chiede a gran voce di lavorare a questi temi, assieme a tutti gli attori sociali e istituzionali”), il seminario ha visto anche l’intervento della vice segretaria della Cgil nazionale, Gianna Fracassi, e le conclusioni del segretario generale di Cgil Sicilia, Alfio Mannino. Dalla relazione di Riccardo Sanna, responsabile delle politiche per lo sviluppo Cgil Nazionale, è emersa un’Italia in chiaroscuro, in crisi sin dal 2008 con cali di domanda e di offerta e una progressiva riduzione del PIL ma con una novità: “Oggi siamo in grado di ripartire con una diversità di approccio. Ecco perché serve una convergenza tra economie europee”. 

Solo in questo caso una nuova crescita sarà possibile, tenendo presente che prima del 2022, nella migliore delle ipotesi, non ne vedremo gli effetti. In campo ci sono 6 missioni,16 cluster, 48 linee di intervento procedurale: con Next generation EU siamo di fronte al più ingente “pacchetto di stimolo” per la ricrescita  mai finanziato dall’UE. Tra gli obiettivi che i paesi si stanno prefissando c’è quello di dar luogo a riforme che vanno da quelle fiscali, a quelle della PA, dai settori energetici  espella  transizione green, alla riforma della Giustizia. 

Marco Romano, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, ha posto l’accento sull’impatto della crisi – ma anche della possibile ripresa – sugli ecosistemi imprenditoriali che in quanto tali non possono essere considerati come isolati dalle scelte quotidiane. “Credo sia necessario puntare alla cultura imprenditoriale sin dalla scuola – ha detto il docente- Ciò non servirebbe solo a fare impresa ma a cambiare mindset, anche nel caso si lavori come funzionario di un ente pubblico”.

Federico Lasco, dirigente generale del Dipartimento della programmazione della Regione Siciliana, ha sopratutto illustrato i nodi delle scadenze temporali imposti sulle spese e delle esecuzioni progettuali.

“Sarà particolarmente importante il ruolo del partenariato”,  ha sottolineato Fabio Finocchiaro ingegnere direttore delle politiche comunitarie fondi strutturali del Comune di Catania, ha illustrato cosa il Governo nazionale ha chiesto alle città metropolitane del Sud (tra queste, appunto, Catania) e quali sono state le raccomandazioni nate proprio dagli spunti di debolezza; tra queste la necessità di ridurre il gap con il Nord Italia. Il Comune ha già disegnato un programma di investimento su territori e infrastrutture.

La segretaria Gianna Fracassi, ha sottolineato come “il Next Generation EU rappresenti un momento di rottura anche con scelte passate di austerità e non solidarietà che non a caso la Cgil aveva già criticato. In questi  anni dovremo imparare e spendere queste risorse orientando il quadro nell’ambito dell’ occupazione giovanile e femminile e del Mezzogiorno e nel quadro di una reale ripresa industriale, in un ‘ottica New Green Deal. La sospensione  del Patto di stabilità è stata importante ma non sarà sufficiente se non si comprende che il nostro Paese non potrà rientrare nel quadro del fiscal compact pensato tanti anni fa”.

Il segretario della Cgil Sicilia, Mannino, ha infine posto l’accento sulla “necessità di colmare il gap con il Nord. È questa la nostra vera sfida, insieme ad una concezione nuova della filiera energetica. Non ci impressionano tanto la quantità dei fondi disponibili, quanto come li gestiremo e come li spenderemo. La Cgil sta provando a mettere in campo una precisa idea di Sicilia, il nostro auspicio è trovare interlocutori istituzionali attenti”.

Rmdn

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