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“Quale crescita, rilancio ed inclusione per Catania?”. Oggi iniziativa della Cgil con Maurizio Landini

Punto sulla ripartenza della città grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vista non solo dall’ottica del sindacato, ma anche delle associazioni datoriali, dell’Università e degli stakeholders catanesi

“Catania, nonostante le sue enormi potenzialità, non ha ancora trovato la strada per la rinascita. Non è tornata adessere la vivace e operosa città del Sud che è stata per secoli”. Il segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, ha aperto così la sua relazione scritta per l’incontro organizzato stamattina dalla Cgil su:  “Quale crescita, rilancio ed inclusione per Catania?” con cui si è tentato di fare il punto sulla ripartenza della città grazie ai fondi del PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ma vista non solo dall’ottica del sindacato, ma anche delle associazioni datoriali, dell’Università e degli stakeholderscatanesi più in generale.

A presiedere e coordinare i lavori è stata Rosaria Leonardi, segreteria confederale della Cgil (“ci siamo resi conto quanto è importante tutto ciò che è contenuto nel Piano si parla di misure e di opportunità che non possono vederci assenti”); sono intervenuti l’assessore del Comune di Catania, Sergio Parisi, per i saluti istituzionali, Sihem Bouecha, RSA Filcams Cgil Catania PFE S.p.A., Antonello Biriaco presidente Confindustria di Catania, Pietro Agen presidente Confcommercio di Catania, Alfio Mannino segretario generale di Cgil Sicilia, Gaetano Mancini presidente Confcooperative Sicilia, Francesco Priolo rettore dell’Università di Catania, Marco  Romano, Ordinario di economia e gestione delle imprese, Fabio Finocchiaro, direttore della direzione Politiche Comunitarie del Comune di Catania. Ha concluso l’incontro Maurizio Landini, segretario generale della Cgil nazionale, in collegamento web.

Spiega Rota: “La Cgil vuole indicare quali possano essere i percorsi da seguire nell’investimento di questi preziosi fondi pubblici. Bisogna partire dalla ridefinizione di un sistema che ponga al vertice  la sanità e l’istruzione, la domiciliarità,la tutela degli anziani, la valorizzazione della cultura di genere e poi una consapevolezza, anche territoriale, delle grandi trasformazioni del lavoro, dei prodotti, dei processi produttivi e sociali, con un’attenzione vera alle transizioni digitali, ambientali e demografiche in corso”. Bisogna partire dalla sanità che deve coincidere sempre più con la medicina del territorio che a Catania continua a essere una grande assente. I Presidi territoriali di assistenza  (PTA)  sono essenziali perché rappresentano la possibilità concreta di accedere alle cure senza passare dal pronto soccorso e svuotare quest’ultimo; ma serve anche a rassicurare i cittadini più fragili”.

“La territorialità viene evidenziata anche nell’ottica di collegare l’assistenza territoriale domiciliare alle persone anziane e a quelle con disabilità e non autosufficienti. La Telemedicina, ad esempio, non può essere individuata come opzione per il futuro: è già presente in molti centri italiani, e deve diventare il presente anche per Catania e la sua provincia – prosegue Rota – Sulla scuola catanese ci risulta che circa l’88% degli alunni ha potuto seguire le lezioni, mentre quasi il 12% non ha tratto giovamento della didattica a distanza in quanto sfornito o carente di pc e tablet, nonché di collegamento a internet. Un gap drammatico. Da anni a Catania e provincia ci si appella anche alla necessità di un fortissimo investimento nell’edilizia scolastica pubblica. Siamo ancora alle prese con le “classi pollaio”.

La proposta della Cgil in questi ultimi mesi guarda ad una Catania dal futuro digitale e al modello smart city, soprattutto riguardo ai servizi per i cittadini, ma anche sostenibile dal versante ambientale, artistico, energetico e solidale con il turismo che deve rimanere al centro della visione di rilancio a breve termine. La Cgil guarda al turismo ed al commercio in quanto settori che hanno subito maggiormente il danno del lockdown, e per questo sarebbe importante investire i fondi del PNRR nella direzione di un’efficace ripartenza attraverso l’avvio di una vera Rete museale e il riavvio di musei come quello di via Crociferi o il Museo dello Sbarco in Sicilia, nonché la valorizzazione delle strutture culturali ed artistiche di maggior rilievo come il Palanesima, o la realizzazione del Teatro Moncada a Librino.

Catania ha la fortuna di essere meravigliosamente incastrata tra mare e Vulcano. Eppure la destagionalizzazione della Playa sembra ancora un miraggio, mentre, sul versante pedemontano, è tutto un fiorire di cantine, e stimolanti percorsi di scoperta all’insegna del turismo di prossimità. Secondo la Cgil, l’agricoltura si interseca perfettamente con questo quadro, a metà tra la cultura del cibo e dell’ambiente e l’intrattenimento. La città barocca aspetta di essere riscoperta dai turisti e dai suoi abitanti da anni”. 

E la politica? Conclude Rota: “Su Catania sembra essere calato “il grande silenzio”. È il silenzio della politica che guida il capoluogo, dell’amministrazione di Palazzo degli Elefanti e di Via Nuovaluce sede della Città metropolitana, un silenzio di certo non dovuto all’emergenza pandemica. Traspare la volontà di ritrarsi dal confronto con le parti sociali e di non voler affrontare con esse i temi che coinvolgono l’assetto del territorio e dei suoi servizi, l’occupazione, il lavoro, e anche i servizi sociali. In questo modo si impediscono i ragionamenti, si decide in pochi, sempre gli stessi e nel chiuso delle stanze”.

L’assessore comunale Parisi ha comunque “ribadito assoluta disponibilità; in verità non abbiamo mai saputo quali importi fossero realmente destinati alla città e mai avuto la certezza su cosa dobbiamo lavorare”.

L’applauditissima Sihem Bouecha, assistente socio sanitaria al “Cannizzaro” viene dal mondo degli appalti e insieme ai colleghi degli appalti PFE Spa si chiede come mai, nonostante abbiano lottato in corsia contro il Covid al pari dei non precari “si debba adesso fare i conti con un decreto semplificazioni, proprio noi che siamo stati esclusi anche dal bonus sanitario da parte della Regione”.

Il  Magnifico Rettore Priolo pone drammaticamente l’accento sulla necessità di fermare la fuga di studenti catanesi che scelgono le altre città per studi e residenze universitarie: “Sono per lo più giovani che lavoreranno altrove e che faranno famiglia altrove. Il rischio di desertificazione del nostro territorio esiste. Sappiamo che sono disponibili un miliardo di euro per gli alloggi: dobbiamo  allora catalizzare queste risorse per i locali dismessi sapendo che ci sarà una competizione a livello nazionale. C’è un investimento importante sui dottorati di ricerca. Catania ad oggi ha 150 dottorandi ma solo 30 sono finanziati dallo Stato, un numero troppo esiguo. Eppure il dottorato di ricerca è considerato fondamentale per le aziende estere. Infine, sono disponibili  1 miliardo e 600 per la ricerca su campi specifici. Ma il punto sostanziale è che dobbiamo rientrare tra i 15 Centri a livello nazionale. Non possiamo perdere questo treno. Siamo pronti a collaborare con tutti gli enti territoriali per mettere in campo tutte le nostre competenze”.

Anche Antonello Biriaco presidente Confindustria di Catania ne è certo: “Il vero polmone imprenditoriale è proprio Catania, polo attrattivo con multinazionali e con un grosso potenziale di aziende piccole, ma abbiamo anche una Zona industriale in stato di abbandono. È da terzo mondo non poter entrare nelle proprie in quella zona quando piove. Oggi l’opportunità del PNRR deve partire proprio dall’economia green e digitale ma anche dalle zone industriali ”.

Pietro Agen non ha fatto mistero che guardare indietro nel tempo, a Catania, significa che “a fronte delle opportunità del passato dovremmo chiederci: ma cosa siamo riusciti a fare? Stiamo ancora costruendo l’Intermodale, nel 2010 dal mercato all’ingrosso abbiamo ricavato un padiglione commerciale in realtà chiuso e che oggi è un hub vaccini. E la pista del ghiaccio alla Playa? Oggi è un ristirante cinese. Corriamo il rischio spaventoso di fare cose inutili perché i soldi ci sono e vanno spesi.”

Per Gaetano Mancini, “non è vero che a Catania manchino le “visioni” per il rilancio, semmai manca la condivisione di queste. Il cittadino deve anche trasformarsi da oggetto a soggetto, ma anche in comunità di cui alcuni pezzi devono essere costruiti. La gente deve sentirsi partecipe dei progetti”.

Il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, sottolinea che “il Pnrr ci offre grandi opportunità che occorre sapere cogliere, puntando anzitutto sulle nostre vocazioni territoriali. Va costruito un modello di sviluppo sostenibile coerente con ciò che i territori sono in grado di esprimere e con l’inevitabile processo di transizione energetica e digitale in corso. Un progetto di sviluppo per essere credibile deve potere contare su una pubblica amministrazione efficiente. Il governo regionale deve dunque uscire dall’immobilismo, sia per quanto riguarda il funzionamento della macchina burocratica ma anche le riforme fondamentali, come quelle del ciclo dei rifiuti, delle politiche energetiche, della formazione”.

Per il docente Romano però, il vero passo avanti si farà quando “scatteranno gli investimenti da parte dei privati ma insieme alle risorse pubbliche” e quando si guarderà “al fattore umano investendo realmente sulle assunzioni”.

Il segretario generale Maurizio Landini, ha sottolineato con forza come sia “assolutamente necessario che ci sia una ripresa degli investimenti privati ma che facciano sistema con quelli pubblici. È un rischio pensare che il mercato da solo sia in grado di affrontare tutti i problemi, rischieremmo di perdere un’ occasione e questo ci preoccupa. In Italia abbiamo quaranta mila stazioni appaltanti e poche competenze professionali. Allora c’è il problema di inserire precise competenze e fare tutte le assunzioni che servono. In parole povere questi investimenti devono creare occupazione stabile e sicura che favorisca l’ ingresso nel mondo del lavoro di giovani e di donne, ma che non sia lavoro precario, e che non sia sottopagato. Il territorio deve mettere al centro la persona, il lavoro. Quello che stiamo pagando oggi è un ‘assenza modello di sviluppo e di politica industriale finalizzata”.

 Rmdn

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