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Via alle Zone Economiche Speciali: per il territorio etneo possibile occasione di rilancio

“Attendiamo di incontrare tutti i soggetti interessati, dalla Regione all’autorità portuale, per procedere alla sottoscrizione di protocolli e convenzioni”

Il provvedimento era atteso dal 2017  e ora, dopo un lungo confronto tra istituzioni e parti sociali, è arrivata la firma del ministro Provenzano alle ZES siciliane, Zone Economiche Speciali individuate dalla Regione e approvate dal Ministero per il Sud: quella della Sicilia Occidentale e quella  Orientale. A quest’ultima è stato assegnato il 65% della superficie. Per il territorio catanese sono contemplati  i territori di Acireale, Belpasso, Catania con il Porto e con il Retro-porto, Paternò, Caltagirone, Militello, Mineo e Scordia. Per la CGIL di Catania, l’approvazione delle ZES in Sicilia rappresenta “una buona occasione per il rilancio dell’attività produttiva  e per l’economia siciliana, che può avere anche un forte impatto nel territorio catanese”.

Le ZES guardano a un territorio di quasi 6mila ettari tra aree portuali, retroportuali ed aree di sviluppo industriale. Tre anni fa, con il decreto legge 91, venivano previsti per queste zone tutta una serie di benefici economici, attraverso incentivi fiscali e credito d’imposta per le imprese presenti o che intendono investire in queste aree. Con le ZES una delle novità è quella del regime di semplificazioni   per consentire l’accelerazione degli insediamenti imprenditoriali, sui tempi per garantire l’accesso agli interventi di urbanizzazione primaria (gas, energia elettrica, strade, idrico) alle imprese  nelle aree interessate.

“Anche se abbiamo atteso a lungo questa istituzione definitiva, oggi pensiamo che cada favorevolmente in un momento delicatissimo per le imprese, per i lavoratori e per le loro famiglie, – spiegano il segretario generale della Camera del lavoro Giacomo Rota, e la segretaria confederale della Cgil, Rosaria Leonardi – che a seguito dell’emergenza  Covid, hanno perso importanti pezzi di reddito, di produttività e di liquidità che  hanno conseguenze tragiche per  l’economia dell’intero territorio catanese”. 

L’obiettivo di fondo delle Zone Speciali è attrarre investimenti in particolar modo nell’ambito dell’economia portuale, in settori importanti come la logistica, i trasporti ed il commercio, ma anche di recuperare urbanisticamente le zone adiacenti ai porti ed agli aeroporti. Proprio per Catania il riconoscimento anche della zona retro porto consentirà questo tipo di intervento riqualificativo. “E’ una grande occasione anche perché le risorse nazionali non mancano e quelle europee, se riprogrammate, potrebbero essere rese disponibili  presto e potrebbero essere utilizzate per le imprese per recuperare i ritardi ma anche per affrontare meglio gli effetti della recente crisi e ripartire con maggiore sostegno. A questo punto attendiamo solo di incontrare tutti i soggetti interessati, dalla Regione all’autorità portuale, per procedere alla sottoscrizione di protocolli e convenzioni per garantire l’avvio dell’utilizzo dei benefici previsti dalle ZES”. 

Aggiungono Rota e Leonardi: “Nell’accompagnamento alla transizione ecologica degli insediamenti produttivi va tenuta in considerazione la sostenibilità dal versante ambientale, economico e sociale tenendo insieme queste tre dimensioni nella costruzione di politiche di governo del territorio, di transizione energetica, di produzioni industriali, di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico – ambientale, in strategie di politica industriale capaci di generare lavoro di qualità, inclusione sociale, tutela ambientale, trasformando i grandi progetti di rigenerazione urbana da rischio di speculazione immobiliare a momenti di progettazione partecipata delle diverse vocazioni urbane”.

Rmdn

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